Tratto da un articolo del dott. Falzoni Gallerani

Al giorno d’oggi, disturbi come ANSIA e ATTACCHI DI PANICO colpiscono un’amplissima fascia della popolazione e la scienza ufficiale affronta il problema con psicofarmaci ottenendo incerti risultati. L’esame di tutti i casi incontrati dimostrano che la sintomatologia che innesca il panico ha moltissimi punti in comune con le sensazioni indotte dall’iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo emotivo, vertigine e paura).

E’ sufficiente un breve periodo di tensione psicologica per indurre soggetti sensibili ad una respirazione incompleta, a cui seguirà poi una grande predisposizione a fenomeni di iperventilazione spontanea, causati dai tentativi dell’organismo di ristabilire una respirazione libera.

Chi pratica la tecnica del REBIRTHING è preparato ad affrontare queste sensazioni ed è rassicurato dal fatto di sapere che esse non sono pericolose e che sono anzi benefiche e transitorie.Respirare liberamente, in un contesto appropriato, infatti  non può comportare pericolo. Al contrario quando queste stesse sensazioni si manifestano spontaneamente in individui che non sanno cosa stia loro accadendo è spesso inevitabile che si manifesti il senso di panico.

Quando fenomeni catartici prendono il controllo della coscienza la maggioranza degli individui, inconsapevole dell’alterazione del respiro che ha innescato il meccanismo, si irrigidisce con reazioni difensive che aumentano la tensione e generalmente portano a stati ipocondriaci. Nella maggior parte dei casi di ATTACCHI DI PANICO una sola crisi innesca il timore ch’essa possa nuovamente manifestarsi nelle circostanze in cui è stata sofferta la prima volta.

Il soggetto ha inconsciamente paura di respirare liberamente, teme che lasciandosi andare a qualcosa che ha "dentro" potrebbe perdere il controllo. Chi ha avuto la prima crisi in aereo inizierà a non poter più viaggiare con quel mezzo, e facilmente inizierà ad evitare ogni altro mezzo di trasporto, nel timore che quel qualcosa di strano ed incontrollabile possa accadere, magari in pieno traffico.

Alcuni incominciano a poter guidare solo se accompagnati, per poi restringere ancora lo spazio di movimento, sino a giungere nei casi più gravi, a temere perfino d’uscir di casa. A volte è sufficiente un solo episodio di panico perché si inneschi la sindrome associata alla paura che il sintomo si manifesti di nuovo, e questo paralizza le attività con immaginabile sofferenza psicologica.

Generalmente nei ricoveri di "Pronto Soccorso" l’intervento è limitato alla somministrazione di ansiolitici Quanto accade in queste situazioni, avrebbe rapida soluzione se l’attenzione fosse volta alla radice del problema, lavorando sulla respirazione stessa.

Invece di rallentare e ridurre la respirazione con dei farmaci, si dovrebbe riconoscere che essa stessa é il sistema di cura naturale attuato dall’organismo, e che la guarigione viene dal favorire questo fenomeno, senza temerne le momentanee manifestazioni fisiche ed emotive, che sono parte integrante del processo di liberazione. Si deve insegnare al soggetto a respirare, ed eliminare, con appropriati esercizi, lo stato di subventilazione causata da quella tensione muscolare che in bioenergetica viene definita "corazza psicosomatica".

Respirare profondamente seguiti da una guida esperta, permette di superare rapidamente il momento d’ansia. Il soggetto riconosce che il respiro non può essere dannoso e comprende che le sensazioni di formicolio, paralisi ed anestesia che accompagnano l’esperienza sono naturali risposte dell’organismo precedentemente mantenuto in stato di subventilazione.

Un ciclo respiratorio completo, che può durare dalla mezz’ora alle due ore, termina con piacevolissime sensazioni di rilassamento e pace. Sorprendentemente si può constatare che i sintomi, momentaneamente riemersi durante la seduta, non si manifesteranno più nelle sessioni successive, e che queste trasformazioni positive tendono a permanere e svilupparsi nella vita di ogni giorno.

I medici generici spesso hanno poca dimestichezza con i fenomeni psichici associati alla respirazione: quando prendono in considerazione il respiro ne guardano più gli aspetti patologici che le proprietà terapeutiche. Si constata spesso in alcuni di loro idee imprecise e preconcette per quanto concerne i fenomeni associati all’iperventilazione. Si crede comunemente che respirando "troppo" si induca una serie di sintomi legati ad alcalosi e tetania, e che queste sensazioni inducano ansia e panico.

Sino a pochi anni fa oltre alla somministrazione di ansiolitici si faceva respirare il paziente in un sacchetto di carta per ridurre "l’ossigenazione". È di estrema importanza veder chiaro in questo campo, se si vogliono risolvere i problemi di tanti individui che soffrono di disturbi, mitigati solo temporaneamente dagli psicofarmaci.

Chi sperimenta questa tecnica, dopo poche sessioni, non soffre più di alcun sintomo di iperventilazione anche respirando molto profondamente e a lungo e constata la scomparsa dell’ansia, non solo durante la respirazione, ma in ogni situazione, e può riprendere una vita attiva di benessere e sicurezza.

Il rapporto tra la respirazione, e le emozioni represse, appare chiarissimo quando vediamo una persona che tesa e contratta durante la prima fase di una seduta, si libera istantaneamente da ogni rigidità ed ogni altro sintomo associato all’iperventilazione appena si lascia andare e libera le proprie emozioni represse.

La medicina tradizionale non conosce ancora le possibilità terapeutiche di questo semplice approccio nella cura dell’ANSIA e degli ATTACCHI DI PANICO e sarebbe di grande beneficio collettivo l’introduzione di questa tecnica, come il più comune degli interventi.

 
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