Dopo un colloquio iniziale, la persona viene fatta distendere su di un lettino con il corpo completamente rilassato e sotto la guida del Rebirther, inizia ad eseguire un ciclo di inspirazioni ed espirazioni senza pause che si fondono in maniera armoniosa. Questa particolare tecnica si chiama “respirazione circolare“ ed è la base del Rebirthing. La tecnica di per sé è semplice ma deve essere precisa (intensità, ritmo, ecc..) per cui è bene affidarsi  ad una persona esperta che abbia seguito un corso didattico specifico.

Già dopo i primi minuti si avvertirà un formicolio più o meno intenso in varie parti del corpo (mani, piedi, viso, ecc..) e man mano che si continua a respirare (ma solo nelle prime sedute) le sensazioni fisiche possono aumentare di intensità, variando da persona a persona. Tutto ciò è del tutto normale e non deve spaventare, perché a questo punto infatti, le difese e le resistenze che abbiamo a livello inconscio si abbassano e ciò fa liberare quelle emozioni (paura, rabbia,  sofferenza, ecc..) che normalmente tendiamo a reprimere. C’è chi potrà avere un pianto liberatorio o dare libero sfogo ad un urlo di rabbia o chi semplicemente cadrà in uno stato di profonda rilassatezza.

Alla fine di un ciclo respiratorio completo, (che può durare da circa 30 minuti a più di un’ora), la respirazione tornerà ad essere normale e ci si troverà in uno stato di profondo benessere e pace. A volte durante la seduta possono riemergere ricordi, immagini o emozioni diverse e compito del rebirther è di assistere colui che respira con empatia, professionalità ed amorevolezza. È altrettanto importante ricordare che ogni seduta di Rebirthing è una cosa a sé, come unico è ognuno di noi con la sua storia, per cui non si devono avere aspettative ma è bene lasciarsi andare alle emozioni e alle reazioni che il corpo e la psiche fanno riemergere di volta in volta.

COME SI SVOLGONO LE SEDUTE
Tratto da un articolo del dott. Falzoni Gallerani

È fondamentale impostare le sedute spiegando, prima di iniziare la respirazione, che le sensazioni che potranno emergere sono da accogliere positivamente, sia quando sono sensazioni piacevoli come il riso, l'euforia e il benessere, sia quando sono dolorose, come il pianto o il momentaneo affiorare di ansie, di emozioni e ricordi spiacevoli. Tutte le manifestazioni sono espressione del processo di liberazione e sono a volte momenti cruciali per la liberazione. Non si tratta di un esercizio di rilassamento ma di confronto con la totalità della coscienza, fisica, emotiva, mentale ed eventualmente spirituale. Può accadere che riappaiano, a volte, anche dolori fisici di traumi dimenticati. Può inoltre accadere, a chi soffre, ad esempio, di emicrania, di avvertire una riacutizzazione di questi sintomi nelle prime fasi della respirazione, per poi sperimentarne la scomparsa e scoprire in seguito, come è accaduto a molti, che l'emicrania, dopo quella seduta, non si è più ripresentata. […] Possono momentaneamente emergere emozioni associate alla paura, che perdono poi ogni valenza fobica nella vita reale. Una prova dell'effetto benefico di tali esperienze catartiche è rappresentata dal pianto associato al buio e al dolore morale durante la respirazione di soggetti depressi, che dopo questo sfogo si sentono sempre più liberi e leggeri. […] È importante che chi assiste favorisca, in ogni caso, l'attraversamento di queste eventuali fasi dolorose, facendo comprendere alla persona, se è il caso, il senso di ciò che le sta accadendo.

In molti casi, prima che il soggetto inizi la sua prima respirazione, è bene informarlo che la respirazione è una tecnica molto rapida ed efficace, in grado di dispensare esperienze particolarmente intense che è bene affrontare nel modo giusto. Che ogni tensione, dispiacere, trauma, si ripercuote sul respiro irrigidendolo; quindi, respirando liberamente e profondamente come faremo in questa seduta, e cioè liberando il respiro, è possibile che inizialmente emergano proprio queste tensioni represse e rimosse. È bene che questo accada, le eventuali sensazioni sgradevoli sono benvenute in quanto manifestazioni di qualcosa di cui ci si sta liberando. Se è stato soppresso un dispiacere profondo, che forse è anche dimenticato a livello cosciente, respirando è possibile che esso riemerga e provochi il pianto. Sarà un pianto liberatorio che farà bene; poi ci si sentirà più leggeri e liberi; se succede, lasciamolo sfogare, non controllando nulla, dirigendo il respiro con la volontà a una certa intensità, ma lasciandoci andare a tutte sensazioni.

È importante che il soggetto si ponga in uno stato recettivo in cui non cerca il piacere né sfugge il dolore: «Se insorgono stati piacevoli tanto meglio, ma se provi dolore lascia che si manifesti. Ascoltalo, osservalo per quello che è». Di frequente, nelle prime fasi predominano le sensazioni fisiche. È probabile sentire formicolio alle mani oppure anestesia o rigidità in alcune parti del corpo. Queste sensazioni non vanno considerate "sintomi" di pericolosi disturbi ma momenti passeggeri di un processo di liberazione; non c'è alcun pericolo nel respirare, la pressione sanguigna e la circolazione non ne vengono alterate. Questo formicolio possiamo osservarlo come fosse il flusso elettrico del Prana nei tessuti, e più lo accettiamo più rapidamente si risolve. Si prova la chiara percezione del corpo fisico attraversato dal corpo energetico. Se ci sono blocchi energetici, essi dapprima affioreranno e poi si dissolveranno semplicemente continuando a respirare. A ogni seduta corrispondono sensazioni differenti e queste, diventando via via sempre più piacevoli, daranno l'obiettiva consapevolezza dei cambiamenti che sono avvenuti. Durante la seduta vera e propria si può intervenire solo quando richiesto o quando veramente necessario, lasciando spazio perché avvenga qualunque cosa secondo tempi e modalità che non sono controllabili e non devono essere condizionate in alcun modo. […]